Borsisti 89ma Collettiva
Inaugurazione giovedì 14 dicembre ore 18.30 Palazzetto Tito
Inaugurazione giovedì 14 dicembre ore 20.30 Chiostro di SS Cosma e Damiano
Giovedì 14 dicembre a Palazzetto Tito (Dorsoduro 2826) i quattro borsisti vincitori della 89esima Collettiva del 2005 espongono le loro opere nelle sale della sede di Dorsoduro. Dopo un anno Andres Aguirre Salazar, Giuseppe Gonella, il gruppo Passaporta e Matteo Rosso tornano con una mostra personale dedicata al loro percorso lavorativo.
Ma non è l’unico appuntamento in programma.
Alla sera negli atelier della Giudecca di SS Cosma e Damiano con l’evento 8 X 12 2006 saranno aperti ufficialmente gli studi dei nuovi otto artisti che si sono aggiudicati, tramite un bando di concorso, un anno di permanenza negli studi della Giudecca messi a disposizione dalla Fondazione.
Dalle ore 20.30 verranno quindi aperte le porte degli studi all’interno dei quali Giorgio Andreotta Calò, Nemanja Cvijanovic, Giuseppe Gonella, Brunno Jahara, Adriano Nasuti Wood, Giuliana Racco, Mario Tomè e il gruppo 6421 allestiranno i loro lavori. Ci sarà musica, dj-set Mario Tomè, e rinfresco.
MOSTRA DEI BORSISTI
Cosa vuol dire essere artisti a Venezia e cosa vuol dire essere artisti oggi?
Come ogni anno, la mostra dei Borsisti dell’89ma Collettiva della Bevilacqua La Masa invade gli spazi di Palazzetto Tito, con quattro progetti diversi. Andres Aguirre, Giuseppe Gonella, il gruppo Passaporta e Matteo Rosso mostrano i frutti di un anno di lavoro, una crescita artistica che proviene anche dall'aver affrontato esperienze diverse. Le tecniche, in primis video, composizione audio, pittura, elaborazione di software, testimoniano una ricerca che esplora ambiti dissimili; la provenienza geografica e anagrafica, e le professioni parallele di alcuni, definiscono tendenze, interessi, attitudini.
Così le Passaporta si interrogano sulla transitorietà, sul passaggio, sul senso di essere un collettivo artistico oggi, quando le necessità professionali ci portano ad abitare in luoghi diversi, lontano dalla propria famiglia e addirittura dal gruppo di lavoro. Una performance può essere composta da quattro parti, registrata in diversi luoghi, con scenari diversi, in ambienti diversi. La divisa è il solo elemento comune: simbolo di appartenenza ad un gruppo e immagine riconoscibile.
Matteo Rosso esplora la composizione dell’immagine, la sua struttura primaria, la capacità di essere la nostra riproduzione, di divenire addirittura mito, di sopravviverci. A quel punto la figura diviene il solo elemento tangibile. E’memoria, ma anch’essa può confondersi.
Come Andres Aguirre, che compone i rumori di una città scomposti in particelle che provengono da diversi punti. Sono esperienze sonore diverse, che suggeriscono la relatività dell'ascolto, la potenza di esclusione della nostra mente. Quando siamo sovrappensiero non percepiamo nulla o, al contrario, enfatizziamo qualcosa. Tutto testimonia un cercare. E’la ricerca della felicità o della conoscenza, di un luogo in cui tutto per un momento sembra girare nel verso giusto. Sono le grandi tele di Giuseppe Gonella: una storia che allude al viaggio, al passaggio, alla ricerca vana o foriera, ma comunque sofferta.
Allora essere artisti oggi significa anche superare le barriere geografiche di provenienza, andare oltre, allargare la propria formazione, superare l'ovvietà della lontananza. Ci si forma in luoghi e tempi diversi, con impegno e esercizio, attraverso esperimenti.
La mostra annuale di Palazzetto Tito è un primo risultato, un confronto, la faccia finale di una medaglia composta di passaggi multipli.